CBF Balducci HR Macerata
Visita alla società del CT della nazionale femminile di pallavolo Julio Velasco
La CBF Balducci HR Macerata che milita nel campionato di serie A1 di pallavolo femminile, ha recentemente ricevuto la visita del CT della nazionale di pallavolo femminile Julio Velasco. Ci ha raccontato questa visita il Presidente della società Pietro Paolella.
Come è anvvenuta la visita del CT della nazionale femminile di pallavolo Julio Velasco?
“E’ stata una grande sorpresa anche per noi. Diciamo che lui si è sentito qualche tempo fa con il nostro allenatore dicendo che aveva piacere se poteva venire a vedere gli allenamenti della squadra; era anche un ritorno nelle Marche perché lui era partito da Jesi. Quindi c’erano pure delle situazione che gli faceva piacere passare una mezza giornata qui a Macerata e noi abbiamo, chiaramente, colto l’opportunità. E’ venuto per lavorare quindi ci ha chiesto tra l’altto, di divulgare poco la notizia perché altrimenti, come è logico che sia, era tempestato di domande. Però io ho avuto la fortuna di parlarci insomma, è come si pensa e come è: una grandissima persona, grande stratega, uno psicologo incredibile. Ma persona che ci si parla molto, molto, molto, bene”.
Quali suggerimenti vi ha dato per continuare questo buon campionato che fate, per migliorarsi al vostro allenatore e anche per continuare a migliorarvi a livello societario, magari?
“Ma, diciamo che lui ha spaziato su diversi argomenti anche quando ha parlato con la famiglia Balducci. Nel senso che i consigli più grandi che ci ha detto sono di stare attenti e di non bruciare troppo le tappe, nel senso che Macerata è una piazza importante come tante altre città importanti. Però non ci dimentichiamo che, se si vogliono raggiungere determinati successi, non bisogna affrettarsi troppo e fare cose ponderate soprattutto puntare sulle giovani perché essendo un club che non è che ci possiamo permettere al momento di fare spese pazze, la nostra politica è di fare passo dopo passo quindi di lavorare; anche perché abbiamo un allenatore che sa lavorare con le giovani, le giovani promettenti ci sono insomma di lavorare su questo. Poi se ci vogliono quattro anni se si lavora bene e questo lo sappiamo, i risultati insomma vengono. L’importante è non farsi bruciare perché se vuoi arrivare troppo presto poi diventa difficile poter proseguire. Insomma un passettino alla volta; questo è il consiglio più grande che ci ha dato”.
Tu gli sponsor ogni volta che parli, giustament, ci tieni a metterli in evidenza. Se lui ha parlato con la famiglia Balducci che è il vostro sponsor centrale, son sicuro che il socio più giovane (Si parla di Massimiliano Balducci) come lo chiamiamo noi, sarà stato molto contento di parlare con lui?
“Veramente il socio più giovane ieri non c’èra perché stava a La Spezia per lavoro. Però c’era Benedetta, c’era il Commendatore, c’era la mamma, in questi momenti, diciamo, la famiglia era ben composta mancava soltanto Massimiliano. Però, chiaramente, ha parlato una diecina di minuti con il Commendatore poi, sai, il nostro Commendatore è una persona molto molto piacevole con cui si parla bene. Quindi è anche una soddisfazione, un premio, che si meritavano anche loro perché effettivamente, parlare adesso o stare in contatto con l’allenatore campione del mondo, campione di tutto poi Velasco ha il suo fascino proprio come interpreta le varie soluzioni. Quindi è stato bello e positivo ed un regalo che ci ha fatto; questo è vero”.
Ecco, parlavamo prima del settore giovanile. Lui ci crede e che dice del vostro lavoro?
“Lui anche per questo sa che non siamo ai livelli di quelle quattro- cinque società che lavorano sicuramente con le giovanili, prerò stiamo facendo bene. Ha detto di proseguire, insomma, secondo il consiglio. Anche perché abbiamo un allenatore che sa lavorare con i giovani, abbiamo il responsabile tecnico del settore giovanile che è molto bravo su questo, quindi di percepire di continuare a lavorare assolutamente con i giovani perché le giovani ci sono, basta aver pazienza e dare la giusta fiducia”.
Che ne pensa del fatto che voi collabrate anche con una maschile avendo voi la collaborazione con la società di Mario Picchio?
“Ma lo abbiamo scivolato questo discorso. Nel senso che lui alle collaborazioni ci crede. Però è importante che le collaborazione più importanti le deve fare la società. Deve affidarsi ai professionisti, deve affidarsi alle persone, soprattutto nei settori giovanili, che curino molto bene i vari aspetti. Perché se una bambina, una ragazzina, faccio l’esempio di una pianta, non la tiri su bene potrebbe succedere che nell’albero non vengano radici insomma. Bisogna credere molto nei giovani”.
Ecco, a proposito di settore giovanile voi, recentemente, avete fatto un accordo con una società siciliana, se non vado errato. Di che si tratta?
“Si è la Futura Volley; la città di Santa Teresa. Si tratta che, praticamente, questa società si è messa in contatto tempo fa, noi l’abbiamo fatta parlare con Nicola il responsabile tecnico. Veramente le aspettative sono uguali a loro serviva qualcosa per evidenziarsi, per crescere, per fare queste cose così. Quindi abbiamo colto l’opportunità che potrebbe essere tale anche per la stessa società di Santa Teresa e abbiamo cercato di iniziare a fare dei progetti che vadano sulla stessa direzione sia per noi che per loro. Perché? Perché una società in A1 ha proprio bisogno di poter collaborare, di poter ampliare il proprio territorio; anche se il focus principale è il territorio nostro. Perché siamo di qui, siamo una società che ha creduto sempre nel proprio territorio. Però ecco, diciamo che se si vuole fare qualcosa di positivo bisogna un pochettino allargare gli orizzonti”.
Ecco. Andiamo però a parlare adesso della parte più triste adesso che volevo affrontare. Perché recentemente è venuto a mancare un arbitro importante, un amico per te, Luciano Gaspari. Che ne pensi? Che rapporto avevate voi oltrechè essere stati colleghi?
“Diciamo una grande perdita, una rarità, per tutto il mondo della pallavolo per i suoi settori, per l’amico Marco insomma; avevamo rapporti bellissimi perché quando stai insieme tanti anni, lui praticamente è quello che ci ha fatto scuola, ci a fatto imparare a stare sui campi da gioco. Luciano non è che lo scopro io. Lui è stato un maestro di tanti arbitri, ma un maestro per la pallavolo, un maestro importante, ha ricoperto ruoli fondamentali. Poi una malattia un po’ di tempo si è un po’ accanita. Povero Luciano, insomma, ci ha lasciato, però ha lasciato un grande vuoto. Persona impeccabile”.
So che a livello internazionale, specialmente nella FVB era molto rispettato e si era anche parlato di ruoli importanti nella FVB per lui?
“Si, si, hai saputo proprio bene. Poi, purtroppo come dicevamo prima, la malattia un po’ lo ha frenato e lui ha dovuto un pochettino mollare. Ma era portato perché è una persona seria, squisita e ci capiva. Poi era, tra l’altro, un grande simpaticone. Quindi, a volte, le squadre stesse quando arrivava Gaspari c’era rispetto. Ma non perché gli altri non meritano rispetto anzi lo meritano, ma perché aveva quella sicurezza, quella simpatia quello charme, che non tutti hanno. Quindi per il settore arbitrale era qualcosa di bello e importante. Però la vita è questa e bisogna accettare quello che viene”.
Poi è stato tra i pochi arbitri italiani per lo meno che è andato nella hall of fame che è un premio meritato?
“Non è semplice arrivarci, ma sicuramente, è come dici te certo. Ma questo è perché, effettivamente, lui era molto ben visto dai vertici importanti internazonali perché, ti dico, era oltrechè capace, era una persona che sapeva discutere. Si metteva sempre in discussione e con lui si imparava sempre quindi. Però eccco, ti dico, a volte probabilmente il Signore ha bisogno di tali fugure e se le porta via”.
So che lui ha lottato molto per le riforme della pallavolo giovanile. Ci credeva molto e soprattuto, era uno che diceva mi ricordo che anche non in serie A aete bisogno di allenare sempre con i doppi arbitri; queste cose quia insomma?
“Ma si, si, torniamo sempre lì. Ma non è che uno diventa bravo o grande perché; con gli anni, con l’esperienza, con il modo di fare, si ottengono certi risultati. Cioè lui era un leader anche quando non parlava. Quindi dava quella sicurezza e passava sulla sua figura per far si che determinate situazioni venivano bene. Quindi ecco, come si dice, quello che toccava gli veniva bene, tutto dono di natura che aveva mettendosi sempre a disposizione degli altri, perché lui ha insegnato a tanti, insegnava la vita.
Io da quello che ho notato in tanti anni che l’ho visto arbitrare, come si dice nel gergo sportivo della pallavolo, non era un cartellinaro e i cartellini li aveva in tasca, ma se li dimenticava. Lui parlava sempre notavo, se c’era un problea?
“Bravo, Bravo, questa è un’altra cosa importante. Lui la metteva sul dialogo e, certo non è che si metteva a fare i comizi, però bastava lo sguardo al giocatore, due parole. Perché? Perché se lo poteva permettere poiché non occorre reprimere, l’importante è non offendere mai una persona. Lui aveva questa capacità che bastava uno sguardo, un’occhiata ed era Luciano Gaspari. Chiaramente Marco grande amico, grande persona e si dedica anche lui bene allo sport perché ricordiamoci che il figlio sono diversi anni che sta a livelli altissimi”.
Ecco. Lui allena e ha sfiorato anche diversi traguardi. Quanto c’è di Luciano Gaspari nel modo di lavorare del figlio in panchina?
“Diciamo personalmente come conosco Marco e conosco Luciano c’è tanto del suo carattere, della sua volontà e della sua educazione. Poi i risultati a volte vengono e a volte non vengono, però Marco è una grandissima persona, sa il fatto suo. Chiaramente avendo avuto un maestro come il papà, qualcosa sicuramente ha preso. Ma, soprattutto, ha preso l’educazione e il modo di stare insieme e la simpatia perché questo è. È uno che ha volato sempre basso”.
C’è un nuovo Luciano Gaspari nella classe arbitrale di oggi, secondo te?
“No. C’è qualcuno che gli assomiglia, ma a parte che ognuno di noi e fatto a modo suo; parliamo di una persona molto difficile da imitare. Arriverà sicuramente al momento personalmente non lo vedo. Poi io il mondo arbitrale, purtroppo, facendo il Presidente non lo vivo più, non posso nemmeno farlo. Però, vedendo sui campi, qualcuno prova un pochettino a prendere le sue sembranze, ma di Luciano al monento, ce ne era uno solo”.
Vuoi aggiungere altre cose prima di chiudere?
“No, no, ringrazio a tutti per l’attenzione, in bocca al lupo a tutti e grazie sempre per il tempo che ci dedichi”.