Torniamo oggi a parlare di un argomento che l’associazione culturale “Voce Aperta” ha seguito per molto tempo e che ha sempre destato interesse presso i lettori del nostro blog. Si tratta dell’inchiesta che abbiamo avviato da qualche anno sul giornalismo visto dal cittadino lettore. Oggi ascoltiamo l’opinione di un bravo professore di lettere che attualmente presta servizio in una scuola media in provincia di Roma e di cui, a nostro giudizio, data la sua giovane età e l’intelligenza che ha, sentiremo presto parlare ad alti livelli in ambito scolastico. Ecco le domande che gli abbiamo posto e le sue risposte.
Ha avuto esperienze nell’associazionismo?
Le piacerebbe scrivere libri magari traducendoli in più lingue?
Quali siti web segue maggiormente e tra questi ci sono quelli stranieri?
Quali giornali cartacei legge maggiormente?
Come si può far capire l’importanza di riportare l’educazione civica nelle scuole?
Cosa si potrebbe fare, invece, perché in Italia e nel nostro territorio ci sia una vera cultura della corretta informazione a partire soprattutto dalle scuole?
Ha un suo sito o un blog personale dove parlare di diversi argomenti?
C’è qualcuno in particolare che lei avrebbe voluto ascoltare o conversarci, parlo di scrittori, giornalisti, filosofi e non solo, ma ancora non ci è riuscito?
Segue documentari?
A scuola leggeva il cosiddetto quotidiano in classe?
Parliamo di giornalismo sportivo, legge quotidiani o riviste sportive?
Vuole aggiungere altro?
“Non ho mai avuto esperienze nell’associazionismo a livello politico o sociale. Ho sempre rifuggito tali esperienze poiché convinto che risultassero anguste per il libero pensiero”.
“Sicuramente, anche se reputo l’attività dello scrivere un esercizio di autoanalisi che non necessariamente deve offrirsi al pubblico”.
“Non sono solito seguire siti web né italiani né stranieri. Desumo le informazioni cui sono interessato da canali di approfondimento su Youtube”.
“Non leggo giornali, né cartacei né digitali. Profondamente sfiduciato rispetto l’etica del giornalismo nei tempi attuali”.
“L’educazione civica, a mio avviso, non deve essere intesa come una materia “da insegnare” e “valutare”. Purtroppo, il Ministero dell’Istruzione è in errore quando presume che si debba veicolare un senso di cittadinanza unicamente nelle aule degli istituti, secondo modalità oltretutto discutibili. Partendo dal significato letterale del termine, la civiltà è da intendersi come l’insieme degli aspetti culturali e sociali che distinguono un popolo; se considerata la quaestio in tali termini è palese come il rapido mutare di usi e costumi, ideali e valori (dettato dalle urgenze economiche e tecnologiche attuali) sia un processo in cui lo Stato italiano ha, e continua ad avere, un peso determinante nel suo divenire. Reputo, allora, che andrebbe ridefinito il significato che si vuole attribuire all’ “educazione civica”, tentando, in maniera corale, di predisporre i futuri cittadini verso valori e ideali condivisi che non risultino, però, anacronistici o antiquati”.
“Rifondare lo Stato ed avere una progettualità che esuli dalle casacce politiche o dagli interessi del Palazzo”.
“No, non amo esporre i miei pensieri al di là dell’hic et nunc”.
“Mi sarebbe piaciuto prendere un caffè con il filosofo Emil Cioran per poter decostruire l’immagine che ha offerto al pubblico”.
“Quando capita, ma non sono la mia tazza di tè”.
“Al liceo, per qualche anno, ma non eravamo abbastanza maturi da comprenderne il significato”.
“Seguo canali sportivi, ma non leggo testate giornalistiche”.