sabato 17 gennaio 2026

L'ADOZIONE DI ANNA

 


Buonasera a tutti, siamo Nazareno e Anna Maria, una coppia di Civitanova Marche sposata dal 2004. Ci siamo confrontati fin dagli anni precedenti il matrimonio sull'eventuale possibilità di adottare un bambino nel caso in cui ci fossero stati problemi nella procreazione dei figli. Inoltre eravamo spinti da un sentimento di accoglienza per aiutare un bambino che soffrisse condizioni di estrema povertà, disagio sociale o violenza domestica. Perciò, quando nel 2010, dopo due aborti naturali, gli specialisti ci hanno detto che non era possibile per noi generare figli, abbiamo inviato al tribunale dei Minorenni di Ancona la richiesta di adozione di un bambino, specificando che eravamo disponibili anche ad accogliere minori con problemi di salute, purché curabili.

Dopo oltre due anni di attesa, abbiamo ottenuto il nulla osta e da quel momento l'iter per l'adozione ha conosciuto una decisa accelerata. Con l'associazione che ci aveva seguito in quel periodo abbiamo concordato il Paese in cui andare per l'adozione (tra quelli collegati all'ente) e le procedure successive da seguire. L'associazione ci ha assegnato l'Ucraina e nei mesi seguenti ha organizzato gli aspetti principali del nostro futuro soggiorno (un primo periodo di quattro settimane e un secondo di due): la prenotazione dei biglietti aerei, il contatto con la nostra futura accompagnatrice e traduttrice, ecc. Pochi giorni prima di Natale 2012 abbiamo ricevuto l'e-mail di convocazione per il dipartimento della Famiglia di Kiev: il 20 gennaio successivo ci saremmo dovuti presentare in quell'ufficio per scegliere il nostro futuro figlio. Le procedure di quel Paese prevedevano infatti che all'accoglimento della richiesta di adozione non conoscessimo l'identità del bambino; l'avremmo saputa al dipartimento. Qui ci è stato presentato un quadernone ad anelli con diverse schede di minorenni di ogni età ospiti degli istituti ucraini (una sorta di orfanotrofi). In base alla nostra età, il bambino da adottare non avrebbe dovuto essere minore di cinque anni. Dopo aver esaminato vari profili, dalla stanza accanto ci hanno portato la scheda di una bambina di cinque anni e mezzo che non era stata accettata da una coppia milanese: si chiamava Anna ed era affetta da emiparesi contratta alla nascita, che le aveva compromesso totalmente l'udito all'orecchio sinistro e parzialmente in quello destro; inoltre la gamba sinistra era un po' più gracile e il piede sinistro equino (poggiava a terra solo nella parte anteriore). Noi non abbiamo esitato un attimo e abbiamo scelto quella bambina, diventata poi nostra figlia, fiduciosi che in Italia avrebbe ricevuto le cure necessarie e avrebbe avuto una vita migliore.

Nelle settimane successive andavamo a vederla ogni giorno nel suo istituto, situato nella città di Bila Tserkva, a circa 80 km da Kiev, dove ci avevano assegnato un confortevole alloggio. L'Ucraina in quel periodo non era invitante perché dominata dal "generale" Inverno e coperta da una coltre di neve ghiacciata; le temperature massime di ogni giorno non superavano i 5°C, di notte scendevano sotto zero, e il cielo era sempre grigio. Ma con Anna (chiamata con affetto Anja) vedevamo il sole ed eravamo illuminati dalla sua gioia; con lei giocavamo e ci divertivamo, disegnavamo e facevamo altre attività in piena distensione, in una stanza dell'istituto riservata a noi.

Al termine del primo periodo trascorso in Ucraina, nel corso di un'udienza una giudice del tribunale locale ha sancito ufficialmente l'adozione della bambina, che era stata abbandonata dai genitori biologici a soli due mesi di vita e disconosciuta da essi all'età di due anni. Dopo un paio di settimane trascorse in Italia, ai primi di marzo siamo ritornati in Ucraina per sbrigare le ultime formalità e accogliere Anna nell'appartamento che ci è stato assegnato a Kiev. Il giorno in cui è venuta ad abitare con noi era il 13 marzo 2013, in coincidenza con l'elezione di papa Francesco. Una decina di giorni dopo siamo rientrati in Italia con lei e l'abbiamo accolta in casa, dove le avevamo preparato una cameretta. Ad aspettarci c'erano mia madre e i miei suoceri, ossia i suoi nonni, a cui lei è ancora molto affezionata.

Da allora Anna ha affrontato molte cure: è stata operata all'orecchio a Treviso (oggi usa l'impianto cocleare in entrambe le orecchie) e al piede all'istituto Rizzoli di Bologna. Ha frequentato un anno di scuola materna, poi le elementari e le medie e oggi è iscritta al quarto anno dell'indirizzo grafico di un istituto professionale. Si è sottoposta fin da piccola a varie cure in un centro di riabilitazione presso Civitanova Marche (psicomotricità, logoterapia e altro) e ha ricevuto i sacramenti della prima comunione e della cresima (non il battesimo, poiché esso risultava impartito da un vescovo ortodosso nel suo istituto ed era valido anche per la Chiesa cattolica).

A quasi tredici anni dall'adozione, siamo sempre più contenti della nostra decisione, anche considerando il fatto che ormai da troppo tempo l'Ucraina è sconvolta da una guerra di cui non si riesce a vedere la fine. Da quando è scoppiato il conflitto, Anna si informa sempre sulle vicende belliche ed è molto preoccupata per la sorte del suo Paese d'origine. Quando le armi taceranno, vorrebbe andarci per rimettere piede sulla terra che l'ha vista nascere e rivedere i luoghi della sua prima infanzia

 

Nazareno Micuccio

Anna Maria Giustozzi

Anna Micuccio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

PlayMarche firma i videomapping di Arezzo e Orvieto: la luce come strumento di racconto, partecipazione e valorizzazione dei territori

 

Arezzo e Orvieto, due città simbolo del patrimonio storico e culturale italiano, sono protagoniste nel periodo natalizio di importanti progetti di videomapping che condividono una visione comune: utilizzare le tecnologie digitali come linguaggio narrativo capace di connettere comunità, luoghi e immaginari. In entrambi i contesti, PlayMarche è protagonista come ideatore, curatore e produttore dei contenuti video, confermando il proprio ruolo di riferimento nazionale nel campo delle esperienze immersive applicate alla valorizzazione culturale.

 

Ad Arezzo, all’interno della decima edizione di Arezzo Città del Natale, PlayMarche firma la direzione creativa dei videomapping d’autore che trasformano Piazza Grande e la facciata del Palazzo Comunale in grandi palcoscenici narrativi.

Le proiezioni, realizzate in collaborazione e a firma dell’artista internazionale Elodie Poidatz e curate da Michele Spagnuolo, propongono un doppio racconto: da un lato un’immersione poetica nelle atmosfere del Natale, dall’altro un viaggio visivo nella storia millenaria della città, dalle origini etrusche al Rinascimento, fino a una dimensione simbolica legata al tempo e alle stelle.

 

A Orvieto, PlayMarche è al centro di un progetto articolato e fortemente partecipativo che mette al centro l’infanzia, la creatività e la parola. Nell’ambito dell’iniziativa “Orvieto da valorizzare”, il videomapping natalizio nasce dai disegni realizzati dai bambini delle scuole della città, trasformati in animazioni luminose che vestono i palazzi del centro storico. Un racconto collettivo che restituisce uno sguardo autentico e immaginifico sulla città, affidato ai suoi cittadini più giovani.

Accanto al progetto dei bambini, il percorso di videomapping di Orvieto si arricchisce di contenuti narrativi ispirati alle parole di Susanna Tamaro, che accompagnano le proiezioni con riflessioni intime e universali sul tempo, sulla luce e sul significato del Natale. Anche questi contributi video sono interamente prodotti da PlayMarche, che ne cura la traduzione visiva e il ritmo narrativo.

 

Completa il progetto un’installazione di videomapping firmata dall’artista genovese Davide Sinapsi, tra i principali esponenti della scena audiovisiva contemporanea italiana, a cura di Michele Spagnuolo. Un intervento che dialoga con l’architettura e lo spazio urbano attraverso un linguaggio sperimentale, capace di fondere colore, immagine e materia.

 

Tutti i contenuti video presentati a Orvieto – dai lavori dei bambini, ai testi di Susanna Tamaro, fino all’installazione di Davide Sinapsi – sono realizzati e prodotti da PlayMarche, a conferma di un approccio che integra produzione, ricerca artistica e coinvolgimento delle comunità locali.

 

«I progetti di Arezzo e Orvieto rappresentano due declinazioni diverse ma complementari del nostro modo di intendere il videomapping: ad Arezzo un grande racconto urbano capace di coniugare arte, storia e spettacolarità; a Orvieto un percorso profondamente partecipativo, dove la tecnologia diventa strumento per dare voce ai bambini, agli artisti e alla parola letteraria», dichiara Michele Spagnuolo, Amministratore Delegato di PlayMarche. «In entrambi i casi la luce non è mai un semplice effetto, ma un mezzo per costruire senso, relazione e appartenenza.»

 

Sottolinea il valore strategico di questi interventi anche Roberto Perna, Presidente di PlayMarche:

«PlayMarche nasce con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale materiale e immateriale attraverso le tecnologie digitali. Progetti come quelli di Arezzo e Orvieto dimostrano come innovazione e tradizione possano dialogare in modo virtuoso, generando esperienze culturali sostenibili, inclusive e capaci di rafforzare il legame tra i luoghi e le comunità che li abitano.»

 

 

 

COMUNICATO STAMPA

 



Il Magnifico Rettore Unicam prof. Graziano Leoni “lancia” l’apertura di Scienze Motorie a Camerino. Commozione per il ricordo del socio Giorgio Luzi

PIERLUIGI PARDO OSPITE D’ONORE PER LA SERATA CONCLUSIVA DEL MANDATO DEL PRESIDENTE MICHELE SPAGNUOLO

 

MACERATA – Una serata intensa, partecipata ed emotivamente densa ha segnato la conviviale del Panathlon Club Macerata che ha coinciso con la conclusione del mandato di Michele Spagnuolo alla presidenza del Club. L’appuntamento, ospitato nella suggestiva cornice della Filarmonica di Macerata, ha rappresentato non solo un momento conviviale, ma una vera e propria restituzione pubblica di sei anni di attività, relazioni, progettualità e visione culturale dello sport.

L’apertura della serata è stata dedicata al ricordo del socio Giorgio Luzi, recentemente scomparso, con un minuto di silenzio che ha coinvolto tutta la sala in un momento di profonda partecipazione e raccoglimento. Nel corso dell’intervento presidenziale è stato poi ricordato anche il contributo di Peppe Illuminati, Pino Brizi, Franco Malagrida, Nazzareno Rocchetti e Giorgio Luzi, soci che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del Panathlon maceratese e che continuano a far parte della sua memoria collettiva.

Durante la conviviale è stato inoltre reso omaggio al socio Paolo Principi, scelto come tedoforo per Milano-Cortina 2026, riconoscimento accolto con grande orgoglio dal Club come simbolo di appartenenza ai valori olimpici e panathletici.

Ospite d’onore della serata è stato Pierluigi Pardo, giornalista e telecronista sportivo tra i più noti del panorama nazionale, amico di Overtime Festival e legato da tempo alla città di Macerata. L’intervista finale ha saputo alternare riflessione, ironia e profondità, toccando i temi dello sport moderno, della comunicazione, del calcio internazionale e del rapporto tra tradizione e innovazione, riscuotendo grande apprezzamento da parte dei presenti.

Numerose e qualificate le autorità istituzionali e sportive presenti. Tra queste il Rettore dell’Università di Camerino, prof. Graziano Leoni, che nel suo intervento ha annunciato ufficialmente l’apertura del corso di Scienze Motorie a Camerino, sottolineando il valore strategico della formazione sportiva per il territorio. Presenti anche l’Assessore allo Sport del Comune di Macerata Riccardo Sacchi, il Presidente del CONI Marche Fabio Luna e il Governatore dell’Area 5 Marche–Emilia Romagna del Panathlon International Stefano Ripanti, che hanno portato il loro saluto istituzionale riconoscendo al Panathlon Club Macerata un ruolo attivo e autorevole nel panorama regionale.

Nel suo articolato intervento, Michele Spagnuolo ha ripercorso i sei anni di presidenza (2020–2025), segnati da una partenza complessa a causa della pandemia ma trasformati in un periodo di forte crescita:

«Questa serata non è solo la chiusura di un mandato, ma il racconto di sei anni vissuti intensamente insieme. Sei anni in cui il Panathlon Club Macerata non si è mai fermato, nemmeno durante la pandemia, nemmeno quando era più difficile incontrarsi. Abbiamo continuato a essere comunità, a confrontarci, a credere che lo sport sia prima di tutto relazione, cultura e responsabilità sociale», ha dichiarato Michele Spagnuolo.

Sotto la sua guida il Club ha rafforzato il proprio radicamento territoriale, incrementato il numero dei soci fino a circa 60 – con una delle età medie più giovani d’Italia – e sviluppato progettualità riconosciute anche a livello nazionale. Tra queste spicca “Io Tifo Cultura®”, progetto nato a Macerata che unisce sport, arte e riqualificazione urbana, lasciando segni concreti e duraturi sul territorio.

«Abbiamo cercato di essere presenti non solo nei convegni, ma nella vita reale delle persone, perché lo sport prima di tutto parla di umanità», ha aggiunto Spagnuolo, ricordando anche le iniziative solidali a favore degli ospedali post-Covid e gli aiuti alle popolazioni colpite dalle alluvioni nelle Marche e in Emilia-Romagna.

Ampio spazio è stato dedicato alle conviviali itineranti e agli eventi culturali che in questi anni hanno portato a Macerata e in provincia alcuni tra i nomi più prestigiosi dello sport e del giornalismo italiano e internazionale, grazie alla rete di relazioni costruita dalla presidenza Spagnuolo: da Marino Bartoletti a Boscia Tanjević, da Flavio Tranquillo a Mauro Berruto, da Ciccio Graziani a Fabrizio Ravanelli, da Fefè De Giorgi a Gianni Rivera, da Valentina Vezzali a Federico Buffa, da Nevio Scala a Jurgen Sparwasser, da Ivan Capelli a Giuseppe Pastore, fino alle grandi serate di Overtime e agli eventi paralimpici e universitari che hanno dato visibilità nazionale alla città.

«Ho scelto di non ricandidarmi perché credo profondamente nell’alternanza e nella forza delle idee nuove. Un Club cresce se sa rinnovarsi. Il Panathlon Club Macerata oggi è più forte, più strutturato e pronto ad affrontare il futuro, anche in vista dei 70 anni di storia che celebrerà nel 2026. Io continuerò a esserci, con lo stesso orgoglio, magari seduto un po’ più comodo», ha concluso il presidente Spagnuolo.

Nel corso del suo intervento, Spagnuolo ha voluto dedicare un sentito ringraziamento alle persone che lo hanno accompagnato in questo percorso presidenziale: Roberto Toninel e Barbara Morresi, per aver creduto fin dall’inizio nel suo progetto, e i tre direttivi che si sono succeduti nel corso dei sei anni, sottolineando come senza il loro contributo nulla sarebbe stato possibile. Un ringraziamento speciale è andato infine al segretario del Club Stefano Caraceni, definito con affetto e ironia dallo stesso Spagnuolo «un punto di riferimento imprescindibile per il Panathlon: altro che diamante, un segretario è per sempre».

Il Club guarda ora al futuro con fiducia, in vista del traguardo dei 70 anni di storia nel 2026, forte di un’eredità fatta di relazioni, credibilità, progettualità e identità condivisa.

La serata si è conclusa con un lungo applauso, che ha idealmente salutato la fine di un ciclo presidenziale e confermato il ruolo del Panathlon Club Macerata come laboratorio culturale dello sport, fedele al suo motto: Ludis Iungit.

 

 

lunedì 15 dicembre 2025

Esempio di artisti umili La passione per la fotografia di Fausta Filipponi

 


Fausta Filipponi è una persona con tante passioni artistiche. Tra queste c’è la fotografia, la pittura e la scrittura. In questa intervista ci racconta queste passioni.

 Quando hai scoperto la passione per la fotografia?

“Mi sono avvicinata alla fotografia da autodidatta. Nel 2008 mio cognato mi regalò una compattina, una Canon PowerShot A460 e da quel momento iniziai a cristallizzare tutto quello che colpiva la mia attenzione. Facendogli poi vedere i miei scatti mi disse che avevo occhio e mi incoraggiò a continuare. Non bastandomi il suo giudizio, provai ad iscrivermi a “Flickr”. Questo sito web è stato una vera e propria palestra in cui ho potuto allargare i miei orizzonti, la mia conoscenza su questa forma d’arte grazie ai consigli e alle impressioni dei partecipanti”.

Quali macchine fotografiche hai utilizzato di più nel passato?

“Dalla compattina Canon sono poi passata ad una Sony DSC-V1 ed alla fine ad una reflex, una Nikon D3000 che sto ancora utilizzando e che mi è stata regalata da mia sorella e mio cognato. A loro vanno i miei ringraziamenti perché hanno fatto nascere in me questa passione e l’hanno nutrita e continuano a sostenermi in questo mio viaggio di crescita fotografica….”

Utilizzi le macchine fotografiche ancora oggi oppure ti sei adeguata ai mezzi tecnologici di oggi?

“Sì certo, continuo ad utilizzare la mia Nikon anche se a volte per alcuni colpi d’occhio o quando non ho con me la mia macchina fotografica, utilizzo il telefonino”.

Quali soggetti fotografi di più?

“Amo fotografare tutto quello che incanta il mio sguardo: una nuvola, un tramonto, uno stormo di storni… Sì, è soprattutto la natura che sollecita il mio sguardo… “.

Quante mostre hai fatto?

“Ho fatto diverse collettive e una mia personale (“Gli occhi da soli non vedono”) a gennaio 2025 presso il Foyer del Politeama di Tolentino”.

Le hai fatte solo a livello locale o nazionale e internazionale?

“Ho partecipato a diverse collettive a Montecassiano, San Severino, Caldarola (Fotoviniamo) e ad alcune mostre nazionali dato che le mie foto erano state selezionate a dei concorsi fotografici”.

Alla fotografia affianchi la scrittura e la pittura o altre arti?

“Sì. ultimamente sto dilettandomi nella pittura e nel disegno oltre che nella scrittura. A tal proposito ho un sogno nel cassetto: vedere pubblicato un mio libro di foto e racconti”.

 Le tue foto sono mai state pubblicate in libri, cataloghi o antologia?

“Ho diverse foto che si sono classificate in concorsi fotografici che poi sono state pubblicate in brochure”.

 L'associazione con cui collabori dimostra apprezzamento per le tue foto?

“Certamente. È stata la Presidente Auser insieme alla Presidente di Amici per ad organizzarmi la mostra a Tolentino. Mi hanno fatto una bella sorpresa”.

Nel 2026 hai intenzione di organizzare tue mostre o di partecipare a mostre fotografie collettive?

“In programma per ora c’è, come ogni anno, la mostra di Fotoviniamo a Caldarola, poi chissà…”.

 Vuoi aggiungere altro?

“Credo che nei nostri scatti dobbiamo sempre cercare di andare oltre in modo che chi vedrà la foto riuscirà a “sentire” l’attimo che ci ha spinto a fare click. La foto ci deve parlare, emozionare…”.

sabato 13 dicembre 2025

Arte Il bilancio delle attività del 2025 per lo scrittore Alessandro Ristori e i progetti del 2026

 



Alessandro Ristori è un poeta e scrittore romano che ha molte attività culturali che segue. Il 2025 per lui è stato pieno di impegni che ci racconta egli stesso.

Il 2025 come è stato per te?

“Ma, il 2025 dal punto di vista artistico è stato un continuo lavoro e ha dato continuità all’anno precedente. Ho finito la stagione a maggio, ho fatto delle cose brevi ma intense in Sicilia e poi ho ricominciato a lavorare per questa stagione. Abbiamo rifatto un’altra volta il cartellone con l’associazione Percorsi delle Muse e abbiamo già fatto delle cose; altre ce ne saranno e, quindi, si continua così fino a che abbiamo la forza di farlo cercheremo di andare avanti insomma. Poi le motivazioni ce le troviamo man mano facendo le cose. Si trovano nuove motivazioni che ti spingono a far sempre meglio quello che starai per fare”.

Il 2025 ti ha regalato il pensionamento dalla scuola, quindi adesso le forze saranno tutte dedicate all’arte?

“Si, non voglio diventare però servo dell’arte ne servo di me stesso. Nel senso che cerco anche di prendermi delle pause che prima non mi potevo prendere il lavoro era obbligatorio.  Il resto, l’arte, era un qualcosa in più; adesso l’arte è diventata obbligatoria per me perché ne ho bisogno. Ne ho bisogno come persona però poi cerco anche di dedicare il mio tempo magari ad andare a fare una bella passeggiata o andare a vedere una bella città, essere disponibile un po' di più per i miei figli. Ecco son tutte cose che magari, ecco, ti ricaricano le pile e, quindi, poi, quando mi rimetto a scrivere, a pensare a degli spettacoli o a provarli prima di andare in scena sono sicuramente, forse anche un po' più presente a me stesso che non nelle ultime volte proprio perché non avendo più un rapporto di lavoro tutti i giorni con una situazione ben precisa, è chiaro che tutte le cose non dico che sono più semplici assolutamente no, però le affronti in maniera diversa. Diciamo con il pieno di benzina in macchina, ecco”.

Le tue attività di volontariato come stanno andando?

“Ma, sono cose diverse. Diciamo che se lo pensiamo poi viene come la rinascita una persona che per altro, non era mai morta ma. Comunque, sto dando, sto offrendo, una giornata della mia settimana a persone che  ce ne hanno bisogno. E, quindi, presto volontariato all’interno di un’azienda ospedaliera e diciamo che tra il dare e il ricevere siamo in perfetta parità fino adesso. Quindi lo faccio con voglia infinita e con gioia”.

Intanto, tornando all’arte di recente, sei stato protagonista della mostra di un tuo vecchio collega: Massimo Emiliani. Come mai? C’è un’intesa ancora più forte tra te e Massimo Emiliani da artista e da vecchio collega.

“Ah hai saputo pure te della proposta? Si hanno organizzato questo bell’evento nel Comune di Fonte Nuova e si è voluta dare una sinergia tra pittura e parola. E questo secondo me, è importante. Rendere partecipe il pubblico, fare sintesi ciascuno dentro di se ed è bello questo no? Insomma c’era il sindaco, c’erano i vari assessori, poi ognuno ha fatto il suo ruolo. C’erano dei critici d’arte che, naturalmente, hanno parlato nello specifico dei quadri di Massimo Emiliani. Io nei quadri di Massimo Emiliani ho trovato l’aggancio per fare un discorso di letteratura, per fare un discorso, diciamo di arte quell’arte utilizza, appunto, gli strumenti che io più utilizzo che non sono certo il pennello e, quindi, su quello non ho detto niente. Però, insomma, ho trovato parole giuste che ho messo dentro un percorso letterario e, quindi, nei due interventi che ho fatto ho cercato di dare una mano a Massimo per metterlo in mostra e in luce sotto un altro punto di vista”.

Intanto nella tua vecchia scuola ci tornerai tra qualche giorno a dare uno spettacolo. Che spettacolo sarà?

“Sarà la rivisitazione di uno spettacolo, perché poi il modo come costruisco gli spettacoli siccome sono tutti ad incastro, io ho la possibilità a seconda della situazione che mi ospita, a seconda delle persone che ho a disposizione per fare, appunto, lo spettacolo è possibile costruirlo in modo diverso. Per il tempo che ho e per la struttura che mi ospita ho rielaborato questo spettacolo sulla parola, sul valore della parola, patendo dall’isolamento di un emoticon alla bellezza della parola e questa per me è una cosa importante; andare a parlare della parola all’interno di una scuola che viaggia sulle parole, che insegna a parlare alla gente e a riflettere sulle cose che si dicono, anche quelle che non si dicono o che si dovrebbero dire. E poi, se questo ingresso, è la tua scuola e lo è stata per trent’anni è ancora più stimolante perché regali qualcosa ad un pubblico che fino a quattro-cinque mesi fa erano tutti i tuoi colleghi insomma, chi più chi meno”.

Con quali progetti partirà il 2026?

“Guarda, il 2026 a gennaio partirà con uno spettacolo che io ho finito di scrivere circa un mese fa. Tra un po' cominceremo a fare le prove e sarà uno spettacolo sui diritti civili e il titolo è: “No” punto esclamativo. Perché ogni diritto civile che è stato conquistato è partito da una rottura con il passato e, quindi c’è stato un no molto chiaro, bello, pulito, ma determinato e forte che ha dato proprio il titolo a questo spettacolo: No punto esclamativo”. I no che poi hanno fatto crescere la storia, hanno fatto crescere tutti quanti. E, quindi, questo spettacolo sarà proprio su questo. Sono cooprotagonista, ma non sarò sul palco perché farò la regia di due attori: un’attrice e un attore che porteranno in scena quattro monologhi scritti due da me e due da una drammaturga molto brava. E, quindi, loro si esibiranno in questi quattro monologhi. Due li reciteranno insieme uomo donna uomo donna e poi uno l’attrice e un monologo lui. Quindi sto già lavorando per capire come si può fare una regia insomma che mischi un po' le carte non renda pesante tutta quanta la serata e poi vediamo che cosa ne viene fuori; poi continuo a scrivere. Ho finito, praticamente ho quasi finito, un altro lavoro che se tutto va bene insomma, ci saranno delle buone probabilità che sia portato da un regista che conosco e da due attori che conosco in teatro proprio a Roma. Però, insomma, di questo poi   ne parleremo nella stagione 2026-2027; adesso vediamo. Insomma di progetti ce ne stanno parecchi, poi ci sarà sempre un impegno in Sicilia perché ha fatto piacere che io facessi questo spettacolo giù. Insomma ho fatto uno spettacolo con il primo violoncello del teatro di Palermo ed era presente pure un altro strumentista di questa orchestra del teatro Massimo di Palermo contrabbassista. Gli è piaciuto molto, anche la location e ha detto di fare qualcosa insieme anche il prossimo anno. Quindi, probabilmente, mi divertirò pure con la camicia scalzo un’altra volta come quest’anno che è passato. Insomma un po' di cose da fare ci sono. Poi, anche quando non ci sono, io non sto mai fermo perché, comunque, per costruire uno spettacolo devi scriverlo, devi leggere, devi consultare tante cose, prendere un sacco di appunti, poi piano piano li riassembli. E. quindi, non sto mai senza far niente; c’è sempre da fare”.

 

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