Alessandro Ristori è un poeta e scrittore romano che ha
molte attività culturali che segue. Il 2025 per lui è stato pieno di impegni
che ci racconta egli stesso.
Il 2025 come è stato per te?
“Ma, il 2025 dal punto di vista artistico è stato un continuo
lavoro e ha dato continuità all’anno precedente. Ho finito la stagione a maggio,
ho fatto delle cose brevi ma intense in Sicilia e poi ho ricominciato a
lavorare per questa stagione. Abbiamo rifatto un’altra volta il cartellone con
l’associazione Percorsi delle Muse e abbiamo già fatto delle cose; altre ce ne
saranno e, quindi, si continua così fino a che abbiamo la forza di farlo
cercheremo di andare avanti insomma. Poi le motivazioni ce le troviamo man mano
facendo le cose. Si trovano nuove motivazioni che ti spingono a far sempre
meglio quello che starai per fare”.
Il 2025 ti ha regalato il pensionamento dalla scuola,
quindi adesso le forze saranno tutte dedicate all’arte?
“Si, non voglio diventare però servo dell’arte ne servo di me
stesso. Nel senso che cerco anche di prendermi delle pause che prima non mi
potevo prendere il lavoro era obbligatorio. Il resto, l’arte, era un qualcosa in più;
adesso l’arte è diventata obbligatoria per me perché ne ho bisogno. Ne ho bisogno
come persona però poi cerco anche di dedicare il mio tempo magari ad andare a fare
una bella passeggiata o andare a vedere una bella città, essere disponibile un po'
di più per i miei figli. Ecco son tutte cose che magari, ecco, ti ricaricano le
pile e, quindi, poi, quando mi rimetto a scrivere, a pensare a degli spettacoli
o a provarli prima di andare in scena sono sicuramente, forse anche un po' più
presente a me stesso che non nelle ultime volte proprio perché non avendo più un
rapporto di lavoro tutti i giorni con una situazione ben precisa, è chiaro che
tutte le cose non dico che sono più semplici assolutamente no, però le affronti
in maniera diversa. Diciamo con il pieno di benzina in macchina, ecco”.
Le tue attività di volontariato come stanno andando?
“Ma, sono cose diverse. Diciamo che se lo pensiamo poi viene
come la rinascita una persona che per altro, non era mai morta ma. Comunque,
sto dando, sto offrendo, una giornata della mia settimana a persone che ce ne hanno bisogno. E, quindi, presto
volontariato all’interno di un’azienda ospedaliera e diciamo che tra il dare e
il ricevere siamo in perfetta parità fino adesso. Quindi lo faccio con voglia
infinita e con gioia”.
Intanto, tornando all’arte di recente, sei stato protagonista
della mostra di un tuo vecchio collega: Massimo Emiliani. Come mai? C’è un’intesa
ancora più forte tra te e Massimo Emiliani da artista e da vecchio collega.
“Ah hai saputo pure te della proposta? Si hanno organizzato
questo bell’evento nel Comune di Fonte Nuova e si è voluta dare una sinergia
tra pittura e parola. E questo secondo me, è importante. Rendere partecipe il
pubblico, fare sintesi ciascuno dentro di se ed è bello questo no? Insomma c’era
il sindaco, c’erano i vari assessori, poi ognuno ha fatto il suo ruolo. C’erano
dei critici d’arte che, naturalmente, hanno parlato nello specifico dei quadri
di Massimo Emiliani. Io nei quadri di Massimo Emiliani ho trovato l’aggancio
per fare un discorso di letteratura, per fare un discorso, diciamo di arte quell’arte
utilizza, appunto, gli strumenti che io più utilizzo che non sono certo il
pennello e, quindi, su quello non ho detto niente. Però, insomma, ho trovato parole
giuste che ho messo dentro un percorso letterario e, quindi, nei due interventi
che ho fatto ho cercato di dare una mano a Massimo per metterlo in mostra e in
luce sotto un altro punto di vista”.
Intanto nella tua vecchia scuola ci tornerai tra
qualche giorno a dare uno spettacolo. Che spettacolo sarà?
“Sarà la rivisitazione di uno spettacolo, perché poi il modo
come costruisco gli spettacoli siccome sono tutti ad incastro, io ho la
possibilità a seconda della situazione che mi ospita, a seconda delle persone
che ho a disposizione per fare, appunto, lo spettacolo è possibile costruirlo
in modo diverso. Per il tempo che ho e per la struttura che mi ospita ho rielaborato
questo spettacolo sulla parola, sul valore della parola, patendo dall’isolamento
di un emoticon alla bellezza della parola e questa per me è una cosa
importante; andare a parlare della parola all’interno di una scuola che viaggia
sulle parole, che insegna a parlare alla gente e a riflettere sulle cose che si
dicono, anche quelle che non si dicono o che si dovrebbero dire. E poi, se questo
ingresso, è la tua scuola e lo è stata per trent’anni è ancora più stimolante perché
regali qualcosa ad un pubblico che fino a quattro-cinque mesi fa erano tutti i
tuoi colleghi insomma, chi più chi meno”.
Con quali progetti partirà il 2026?
“Guarda, il 2026 a gennaio partirà con uno spettacolo che io
ho finito di scrivere circa un mese fa. Tra un po' cominceremo a fare le prove
e sarà uno spettacolo sui diritti civili e il titolo è: “No” punto esclamativo.
Perché ogni diritto civile che è stato conquistato è partito da una rottura con
il passato e, quindi c’è stato un no molto chiaro, bello, pulito, ma
determinato e forte che ha dato proprio il titolo a questo spettacolo: No punto
esclamativo”. I no che poi hanno fatto crescere la storia, hanno fatto crescere
tutti quanti. E, quindi, questo spettacolo sarà proprio su questo. Sono cooprotagonista,
ma non sarò sul palco perché farò la regia di due attori: un’attrice e un
attore che porteranno in scena quattro monologhi scritti due da me e due da una
drammaturga molto brava. E, quindi, loro si esibiranno in questi quattro
monologhi. Due li reciteranno insieme uomo donna uomo donna e poi uno l’attrice
e un monologo lui. Quindi sto già lavorando per capire come si può fare una regia
insomma che mischi un po' le carte non renda pesante tutta quanta la serata e
poi vediamo che cosa ne viene fuori; poi continuo a scrivere. Ho finito,
praticamente ho quasi finito, un altro lavoro che se tutto va bene insomma, ci
saranno delle buone probabilità che sia portato da un regista che conosco e da
due attori che conosco in teatro proprio a Roma. Però, insomma, di questo poi ne
parleremo nella stagione 2026-2027; adesso vediamo. Insomma di progetti ce ne
stanno parecchi, poi ci sarà sempre un impegno in Sicilia perché ha fatto
piacere che io facessi questo spettacolo giù. Insomma ho fatto uno spettacolo
con il primo violoncello del teatro di Palermo ed era presente pure un altro
strumentista di questa orchestra del teatro Massimo di Palermo contrabbassista.
Gli è piaciuto molto, anche la location e ha detto di fare qualcosa insieme
anche il prossimo anno. Quindi, probabilmente, mi divertirò pure con la camicia
scalzo un’altra volta come quest’anno che è passato. Insomma un po' di cose da
fare ci sono. Poi, anche quando non ci sono, io non sto mai fermo perché, comunque,
per costruire uno spettacolo devi scriverlo, devi leggere, devi consultare
tante cose, prendere un sacco di appunti, poi piano piano li riassembli. E.
quindi, non sto mai senza far niente; c’è sempre da fare”.
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